domenica, 04 maggio 2008

Se, come dicono, negoziare deve la sua radice a negare e ozio, voglio provare a ipotizzare il movimento come la neg-azione del non fare, piuttosto che il contrario. Qual è il dritto e quale il rovescio, fra due opposti? Tra caldo e freddo, ad esempio: è il caldo ad essere assenza di freddo o, viceversa, il freddo ad essere assenza di calore? E tra nulla e tutto? E tra amore e indifferenza? E la vita emotiva, non è forse una linea piatta, incurvata dal sentimento? Il solo gesto di alzare un dito significa, in fondo, null'altro che la negazione dell'immobilità. E così tra il silenzio e la parola: qual è l'azione e quale la neg-azione?

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domenica, 20 aprile 2008

Lavorare sui vuoti e non sui pieni, sull'assenza e non sulla presenza, levarelevarelevare, mettere no, basta, è già troppo così. Cosa vuoi? Esserti utile. Lo sei. Non dire stronzate, dov'è il principio di reciprocità? Principio di reciprocità? Che cazzata, non esiste simmetria nell'universo. Va bene, se la metti così... E come dovrei metterla? Ti apro uno spiraglio di porta e ti metti lì seduta a goderti i suoni da sola, come dovrei metterla? Attualmente, tra le poche cose che hanno il potere di alleggerirmi, c'è la colazione della domenica con un uomo brillante e affascinante, reso ancora più affascinante dall'evidenza di una totale, anche se dissimulata, inconsapevolezza. Lavorare sui vuoti e non sui pieni, sradicare pesantezza e pensieri rappresi. Adagiare leggerezza e pattinarci sopra.

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lunedì, 14 aprile 2008
Ma si, vah. Intanto riapriamo, poi si vede.
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giovedì, 14 febbraio 2008
Madonna. E adesso che si fa?
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categoria:inquietanti interrogativi
sabato, 09 febbraio 2008

Occavolo, è passato quasi un mese dall'ultima volta che ho scritto qui, e intanto ho sognato (ancora), vissuto, pensato, masticato, fatto esercizi con le dita dei piedi, canticchiato, sorvegliato recinti di parole che mi volevano franare addosso. Ho aspettato, soprattutto, perché è una cosa che ho da poco imparato a fare, e comincia a piacermi: lascio andare le cose, faccio passi indietro, osservo dal balcone e mi guardo da fuori; sono buffa, a volte, e a volte invece sono troppo seria, un po' come se stessi scrivendo una sceneggiatura di genere narrativa psicologica. Bergman de noantri. Mi prenderei per mano per srotolarmi come una di quelle trombette di carnevale, quelle che soffi e fanno peeeeeee, con le stelline disegnate sopra. La mia vita è divertente, in fondo; non ci si annoia mai.

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categoria:update
lunedì, 14 gennaio 2008

Ok, ho fatto un sogno erotico. Molto realistico. Molto intenso. Vabbé, pace. Uno dei tanti sogni, direi. E, io pure, una delle tante che fa sogni del genere. Nel sogno c'ero io e...un'altra donna. Ok, sempre uno dei tanti sogni. E, di nuovo, una delle tante che li fa. E allora dove sta il prodigio? Nessun prodigio, solo un piccolo inconveniente: l'altra donna è una mia collega. Anche qui, non è che la cosa mi scomponga poi granché. Quello che mi scompone, invece, andando a fondo dei significati (e significanti) di questa (in)solita attività onirica, è che se soltanto attraverso i sogni riesco a trovare un canale di comunicazione con qualcuno, e questo qualcuno guarda caso fa parte del mio ambiente di lavoro, allora è come dire che solo quando lavoro io mi sento a casa. Drammatico. Devo decisamente correre ai ripari.

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categoria:sogni
venerdì, 04 gennaio 2008

I pensieri mi fluttuano sopra la testa come una nuvola inzaccherata di pioggia e neve: sentirli tutti insieme è facile, il difficile viene quando provo ad afferrarne uno e a inseguirlo mentre va per la sua strada... quello che mi pareva così chiaro all'inizio, lungo il tragitto si perde, e quando mi volto per cercare, letteralmente, di raccogliere le idee, la fatica mi sembra sempre sproporzionata rispetto al beneficio, quindi lascio andare.
Potrebbe non essere il momento, mi dico, come per quei racconti di Fitzgerald rilegati in verde, rimasti sulla mensola della mia cameretta per anni e poi divorati, tutti, in una sola giornata. Pertanto mi godo questa nebulosa gravida di inizi. E aspetto, per una volta senza fretta.

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mercoledì, 19 dicembre 2007

...ma il natale poi cos'è: un fatto, un sentimento, un artificio, cosa? A me sembra da sempre una scusa, un motivo come tanti per restare sospesi, come quelle giornate di gelo immobile e pesante, protetti dietro mura e vetri, con le luci arancioni, e quest'anno è il primo, da un tempo che sembra un sempre, senza di te. A pensare un augurio da farti, mi viene in mente poco, e a pensarti mi viene un senso di desolazione tale che provo a non provarci nemmeno, e oggi è stata la prima volta, da agosto, che non mi è venuto in mente di parlare di te, anche se -l'ho realizzato dopo, questo, e solo perché qualcun altro me l'ha fatto notare- eri tu la ragione per cui io, al rientro dalle vacanze, avevo l'aria di una completamente stordita. Eri tu la ragione, e io mi sono dimenticata di dirlo, mi sono persino dimenticata di pensarlo, non mi è proprio venuto in mente. Ho avuto un aumento e non ho te a cui dirlo, ma dirlo a me stessa basta perché sia bello guardare avanti; la visita di fine anno di mia madre è andata bene, e anche questo non sai, nonostante tutto il bene che dicevi di volerle. Mi resta il senso di squallore che ho provato vedendo i fari della tua macchina domenica sera, e la fuga che hai fatto -ne sono certa- vedendomi, come quella di chi non sa cosa dire, di chi prova panico e paura -come me, qualche mese fa. Invece oggi provo a camminare con la testa alta, affrontando tutto quello che c'è da affrontare, provando a costruire una vita che sia la mia, e non più una che possa piacerti, in cui tu possa stare bene, a costo della mia infelicità. Ti auguro ogni bene, e ti auguro soprattutto di essere capace di tenere stretto il bene che ti ho voluto, perché è stato tanto, e profondo, e vero, e non rinnego nulla, nessun singolo momento, anche gli sbagli, anche il dolore, soprattutto il dolore che mi hai dato. E ti perdono anche il silenzio, perché non c'è più niente, ormai, che possa aggiungere o togliere a quel che è stato, e quindi poco cambia una parete soffice che separa questo momento dal tempo in cui ti ho amato. Buon natale.

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sabato, 08 dicembre 2007

One second thought

Pensavo, dopo tanto tempo, di averli ormai scongiurati, certi pericoli, di potermi finalmente permettere di stare tranquilla, con te. Che mai tu mi avresti lasciata sola. Che, a discapito di tutto e di tutti, tu avresti resistito insieme a me. E invece. (Posso sapere dove cazzo sei???)

innismor ha premuto 'enter' alle 17:43 | permalink | commenti (6)
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giovedì, 06 dicembre 2007

Life is a game and true love is a trophy

All'ora di pranzo, in piedi di fronte allo scaffale della solita Feltrinelli, sfogliavo rapita un libro di fotografie di Milano, di quelli superpatinati, da turisti.
Arrivata alla sezione zonadicasanostra, qualcosa in me si è innescato da solo, e non ho avuto modo di fermarlo (ho immaginato suoni, e sguardi d'intesa, e il nostro linguaggio dentro i gesti e le parole, e tutto quello che porta con sé il ricordo di troppe cose, come ospiti indesiderati entrati dalla porta di servizio, che non puoi ignorare, che provi a buttare fuori casa con una scusa plausibile, per rientrare nella vasca da bagno e finalmente iniziare a rilassarti). Maledette associazioni di idee.

Ne sono seguite palpitazioni, e una subitanea fuga fuori dalla libreria. Fanculo al Natale.

innismor ha premuto 'enter' alle 17:15 | permalink | commenti (2)
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